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Un tesoro nel tesoro: echi di fasti lontani

Se ogni oggetto proveniente dal passato potesse parlare, avrebbe da svelare almeno una storia.

Intrecci, vicissitudini, peripezie nel tempo e nello spazio, amori e dolori: un oggetto, a pensarci bene, non è mai una cosa in sé, ma si carica di energia e, spesso silenziosamente, attraversa i secoli affidando alla sorte il proprio destino.

Gli oggetti appartenuti ad Aurelio e Livia, se avessero potuto parlare, avrebbero forse raccontato non una bensì centinaia di storie, almeno tante quante i loro anni.

Provenienti entrambi da famiglie molto facoltose, abituate agli sfarzi di una Milano e di una Torino in piena epoca Liberty, Aurelio e Livia hanno vissuto il matrimonio del secolo, suggellando una unione non solo di cuori, ma anche di ricchezze inestimabili.

La passione per il bello declinato in ogni sua forma e probabilmente il desiderio, ancora più forte della passione, di circondarsi di quella esclusiva ricchezza, insieme a numerosi pezzi di inestimabile valore ereditati dai rispettivi avi, hanno portato Aurelio e Livia ad accumulare un tesoro così consistente e vario, da dover destinare un intero appartamento a contenerlo.

Gioielli in stile, appartenuti ai genitori di Livia, hanno costituito una delle collezioni più particolari e preziose dell’epoca, così come i corredi di lenzuola e biancheria interamente ricamate a mano, per la maggior parte mai utilizzata, sono i simboli di un mondo esclusivo, elitario, dove non solo la ricchezza ma anche il buon gusto ne denotano un lusso di altri tempi.

A questi si aggiungano gli arredi, di design, ricercati ed espressione di quella naturale propensione al culto del bello che ha contraddistinto tutta la vita della coppia.

Un tesoro che contiene altri tesori, si potrebbe affermare, e che, alla morte di entrambi i coniugi, di Livia prima e di Aurelio poi, dopo soli 3 anni, è rimasto ad attendere che mani ed occhi esperti lo valutassero.

Aurelio e Livia non ebbero figli e il frutto della conservazione dei beni delle varie discendenze è stato infine catalogato, valutato e messo all’asta a beneficio dei parenti.

Questa è la storia di un’eredità a matrioska, dove valore intrinseco ed estrinseco sulla bilancia hanno avuto forse egual peso, e dove purtroppo, di quei fasti, non rimane che una eco lontana.

L’eredità del collezionista di monete

Può una grande passione trasformarsi in un tesoro prezioso?

Nel caso dell’eredità del signor Ottavio, ciò che da ragazzino aveva iniziato come un affascinante e meticoloso hobby, è diventato nel tempo un vero patrimonio.

La passione di Ottavio inizia tra i banchi di scuola, un hobby nato dalla curiosità che lo porta, con il passare degli anni, a diventare un vero e proprio collezionista di monete e ad approfondire il mondo della numismatica come solo un ragazzino può fare: alacremente, con passione ed entusiasmo.

Ed è proprio grazie a quella passione e ad un entusiasmo mai esauriti che Ottavio, nel corso della sua esistenza, arriva ad accumulare una collezione esemplare, straordinaria, vastissima e di enorme valore. Non solo monete, ma anche libri, trattati e manuali antichi.

Ottavio muore, tra le sue monete e i suoi libri, ma senza eredi e senza un testamento. Inizia così il lavoro di Coutot-Roehrig che per prima cosa affida il patrimonio di Ottavio ad esperti numismatici al fine di poterlo valutare.

La collaborazione con gli addetti ai lavori non fa che confermare, dopo attenta e scrupolosa disamina, l’indiscusso valore della straordinaria collezione del signor Ottavio.

Nel contempo i genealogisti cominciano le ricerche per dare un futuro al patrimonio di Ottavio. Un lavoro di ricerca in larga scala, rimbalzando qua e là alla ricerca di lontani parenti per far si che qualcun altro possa prendere le redini di questa immensa collezione e chissà, magari appassionarsi proprio come Ottavio.

La ricerca genealogica dà i suoi frutti e i legittimi eredi, ignari del cospicuo patrimonio, vengono contattati. Così il tesoro del signor Ottavio può riprendere una sua propria vita, entrando di nuovo nelle case di appassionati di numismatica e libri antichi.

La corrispondenza dell’amore perduto

L’eredità di Agata: la corrispondenza dell’amore perduto: il vero tesoro andato agli eredi.

Esistono amori che durano una vita, altri che si interrompono molto presto, poi ci sono gli amori speciali ma perduti, che rimangono a tormentare i ricordi per tutta un’esistenza.

Agata nasce in un paesino del sud Italia ma cresce a Torino, dove arriva negli anni ‘50 con la mamma, una giovane donna sola che lavora duramente per mantenere se stessa e la figlia.

Ben presto anche Agata inizia a lavorare e a 20 anni incontra Marco, un ragazzo gentile con cui inizia una relazione amorosa importante.

Ma questi e altri sono dettagli che emergeranno post mortem, quando Agata, che non si era mai sposata e aveva da sempre vissuto con la madre, muore senza lasciare nessun erede.

Al primo accesso al fine della valutazione dei beni, nell’appartamento che Agata aveva comprato a Torino, i genealogisti di Coutot-Roehrig scoprono un piccolo ma grazioso alloggio che lei aveva arredato con cura grazie ai suoi risparmi.

Coloro che sono entrati in quella casa hanno da subito trovato un ordine puntuale, una pulizia accurata, una cura che rasentava la perfezione, ma è accanto al letto, in un vano del comodino, che Agata teneva i suoi preziosi.

All’interno di una latta, insieme a diverse foto che la ritraevano sorridente insieme a Marco, i genealogisti trovano un plico di cartoline consunte, in rigoroso ordine cronologico.

Marco portava spesso Agata in giro per le città italiane, inviandole ogni volta una cartolina così che lei potesse serbare un ricordo tangibile di quei momenti di felicità e spensieratezza; parole amorevoli e dettagli su quella specifica gita che potessero rimanere per sempre, come piccole stelle di un firmamento ancora da scoprire.

Quindici anni di cartoline così, poi il vuoto, una lunga pausa, fino alla successiva cartolina, diversa, con parole discrete, affettuose e non più amorose, e in calce, insieme alla firma di Marco, quella di un’altra donna.

Non è stato possibile ricostruire le ragioni della fine di quell’amore, di certo Marco ricorda Agata durante un viaggio in sud Africa e le scrive parole di gratitudine, ma di quell’avventura lei non fa più parte e il suo posto è riservato a un’altra.

Si è trattato di un amore speciale, di quelli che rimangono a tormentare i ricordi, come si evince dai bordi consunti di quelle missive e da quell’ultima cartolina che, anziché venire gettata, è stata conservata, quasi a mettere la parola fine.

Le indagini si sono estese nel sud dell’Italia, alle origini, dove sono stati individuati dei lontani cugini che si ricordavano benissimo di Agata e della mamma, ma che, per ragioni sconosciute, avevano come dimenticato.

A loro sono andati i beni, ma soprattutto quella latta dei ricordi: il vero tesoro di Agata.

Una eredità provvidenziale

I genealogisti rintracciano gli eredi legittimi di un vecchio parroco.

E poi la Provvidenza mha aiutato finora; maiuterà anche per lavvenire.

Alessandro Manzoni, quasi a sottolineare che un Destino buono per tutti interviene misteriosamente come Provvidenza a risolvere criticità, fa dire questa frase al suo Renzo Tramaglino nei Promessi Sposi.

Ma in questa storia di eredità, a rappresentare quel destino buono, non è la Provvidenza…

La nostra storia comincia a Torino: Mario, studente di teologia, segue la sua vocazione prendendo i voti e diventando capo spirituale di una parrocchia della sua città. Dopo qualche tempo, però, non per mancanza di fede, ma per spirito d’insegnamento, decide di abbandonare il sacerdozio per dedicarsi all’educazione alla religione cristiana presso le scuole.

Figlio unico di una coppia dall’ingente patrimonio immobiliare, Mario trascorre gli anni dividendo la sua vita tra la passione d’insegnante e la sua famiglia, che accudisce con amore.

Di anni ne passano 30, su per giù, e Mario muore senza lasciare né testamento né eredi che possano beneficiare dei tanti beni immobili appartenuti alla sua famiglia.

Coutot-Roehrig viene a conoscenza del caso e decide di occuparsene. Ai genealogisti spetta un compito tutt’altro che facile. Gli alberi genealogici sono articolati, a volte difficili da ricostruire e più il grado di parentela si allontana più le ricerche si fanno complicate. Proprio come un albero, rami di nomi si intersecano, si mescolano, si dividono, portando qua e là in giro per il mondo i ricercatori.

Dopo lunghe indagini tra vecchi registri e documenti parrocchiali, vengono rintracciati gli eredi. Sono parenti lontani, arrivano al quinto grado di parentela con Mario e sono gli unici, legittimi, in vita.

 Ed è così, che, alla fine, tutti i beni di Mario hanno trovato un futuro. Il suo appartamento dove aveva vissuto insieme ai genitori, la villa in Liguria, l’intero stabile di Torino, fino ai possedimenti in denaro depositati in banca, sono stati consegnati ai parenti lontani tra incredulità e felicità.

 

 

 

Il destino li separa, un’eredità li riunisce

Questa storia si dipana tra Biella e la Pennsylvania e a dividere due fratelli non c’è solo un oceano, bensì una sorte tremenda e ingiusta, come solo la vita a volte può esserlo. Ma se il destino separa, un’eredità riunisce.

Anna è una giovane ragazza-madre di Biella che, alla nascita del secondo figlio, si trova suo malgrado costretta a prendere una terribile decisione; se al primogenito riesce infatti, pur con molte difficoltà economiche, a garantire non solo il proprio cognome, ma una casa e un futuro, per il secondo bambino decide di sfidare il destino, affidandolo alle cure di un orfanotrofio della città.

Le vite dei suoi figli Giacomo e Matteo si separano, quando la loro madre si rende conto di non poter assicurare a entrambi una vita dignitosa e sarà costretta a consegnare Matteo alle suore dell’orfanotrofio.

All’età di 4 anni Matteo viene scelto dalla delegazione di un comitato per adozioni internazionali e qui la sua vita si separa per sempre, anche geograficamente, da quella del fratello Giacomo; il bambino viene affidato a una coppia della Pennsylvania, e inizia una nuova vita oltre oceano.

Il bivio è ormai superato, Matteo si sposa, ha 4 figli e non tornerà più in Italia, mentre Giacomo rimane con la madre e, grazie ai sacrifici del suo lavoro, acquista una casa modesta ma dignitosa dove entrambi trascorrono la loro esistenza.

Gli anni passano, i due fratelli non si incontreranno mai e mentre Giacomo finirà i suoi giorni in una casa di cura del biellese, Matteo morirà nel 2018, non senza prima aver riferito ai propri figli delle sue origine italiane.

Ed è a questo punto che entrano in scena gli esperti di Coutot-Roehrig: Matteo lascia i propri averi ai figli, ma per  Giacomo, rimasto solo, si apre la ricerca successoria.

Ricongiungere due famiglie così lontane, rimettere insieme tutti i tasselli e poter dimostrare che i 4 figli di Matteo potevano ereditare il patrimonio, seppur esiguo, di Giacomo, ha comportato un lavoro intenso e lungo, e documenti sparsi tra due continenti.

Ma alla fine Coutot-Roehrig è riuscita a gestire la pratica direttamente in Italia, nonostante una storica pandemia, quella attuale, e riuscendo infine a riallacciare un legame tanto antico quanto profondo.

Non si è trattato infatti di recuperare copiosi averi e ingenti proprietà, Giacomo nel corso della sua esistenza non si era arricchito e la casa in cui aveva vissuto insieme alla madre era frutto dei sacrifici di una vita.

Ma è quel legame ricucito, a essere importante, così tanto da spingere due dei figli di Matteo a richiedere la cittadinanza italiana, esprimendo il desiderio di andare nella casa dove lo zio e la nonna mai conosciuti avevano vissuto, per ricomporre idealmente una famiglia.

Di archeologia, aviazione femminile e mirabolanti esistenze

Ricerca genealogica per ritrovare l’erede lontano

Spesso il complesso disegno del destino si rivela a posteriori, quando les jeux sont faits, e qualcuno si trova a scoprirne le fitte trame, partendo da un unico filo.

In questo caso quel filo è David (nome di fantasia), che trascorre la propria vita studiando civiltà e culture del passato, e che diventa egli stesso, una volta compiuta la sua esperienza terrena, oggetto di ricerca e indagine.

Questa storia si ambienta in parte a Napoli, dove il padre di David, ebreo di origine svizzere, ha una libreria in piazza del Plebiscito, ma si dirama tenacemente nell’Europa della persecuzione antisemita, passando tragicamente nei campi di sterminio, sostando inaspettatamente in uno sperduto villaggio austriaco, lambendo il continente africano e i suoi cieli, e approdando, infine, in Portogallo.

Affermato archeologo di elevato spessore culturale, David ha una brillante carriera e diventa un punto di riferimento nel mondo accademico grazie a scoperte importanti effettuate in Grecia, a Creta, e sulle coste della Turchia; alla sua morte si presenta il dilemma degli eredi e di un lascito che, mancando una discendenza diretta, rimane in attesa di destinazione.

Coutot-Roehrig ricorderà a lungo questa avventura, fatta di una ricerca genealogica complicata,  indagini che hanno dovuto attraversare i confini nazionali e quelli temporali, cercando di mettere insieme, di nuovo, tutte le tessere di una famiglia dal passato così tormentato.

Una delle sorelle della madre di David risulta infatti drammaticamente scomparsa in un campo di concentramento, mentre una seconda, di cui inizialmente si persero le tracce durante la fuga dalla lunga mano antisemita, è sopravvissuta allo sterminio nascondendosi in un piccolo e sperduto villaggio in Austria, dove si spegnerà senza grande clamore.

A tali informazioni i genealogisti di Coutot-Roehrig approdano dopo reiterati accessi agli archivi storici delle Comunità Ebraiche italiane e non solo, e dopo lunghe ore trascorse a setacciare atti, documenti, manoscritti che portano ad accertare l’inesistenza di eredi di David nel lato materno.

Le ricerche si concentrano quindi sul padre di David, rintracciandone una cugina, Carina (nome di fantasia), che si era rifugiata in Portogallo e la cui mirabolante esistenza ha lasciato una indelebile traccia nel mondo dell’aviazione femminile.

La donna infatti è stata una delle prime aviatrici che nel 1930 ha fatto la traversata dall’Europa all’Africa, battendo il record internazionale di altitudine con un aereo leggero, raggiungendo i 15.900 piedi.

Carina si sposò con un aviatore da cui ebbe due figlie, parenti di quinto grado di David e di fatto sue uniche e legittime eredi.

Contattate dopo un iter di ricerche molto complesso, le due sorelle, già avanti con l’età, non serbavano che offuscati ricordi del lontano cugino, ma accettarono con grande emozione quel lascito proveniente da una storia così lontana e finalmente riscoperta.

 

 

Carmine, il clochard di Pozzuoli

Carmine legittimo erede clochard di un fratello sconosciuto.

La determinazione che occorre per sopravvivere da clochard è la stessa che Coutot-Roehrig impiega nei casi più difficili e più intricati, quelli per cui occorre mettere in gioco la passione per il proprio lavoro.

E non è un caso che questa storia veda proprio coinvolto un clochard, Carmine, che, risultato erede del patrimonio di un fratello sconosciuto, per un certo periodo diventa l’oggetto dell’alacre lavoro di ricerca degli esperti genealogisti.

L’incipit è sempre lo stesso: muore una persona che, apparentemente, è senza eredi diretti e il cui patrimonio, spesso cospicuo, deve trovare un approdo.

Coutot-Roehrig individua abbastanza velocemente l’esistenza di Carmine, fratello del deceduto, che risiederebbe, secondo la documentazione in possesso, a Pozzuoli, ma che, all’indirizzo di residenza, non risulterebbe.

Ma non solo: di questo Carmine, che pare essere svanito nel nulla, nessuno ha più notizie.

Iniziano così le ricerche sul posto, negli uffici dell’anagrafe e in quelli delle locali forze dell’ordine, senza trovare nulla, fino a quando un agente dei vigili urbani scopre l’arcano: l’indirizzo in possesso dei genealogisti altro non era che il recapito generico che si riserva ai S.F.D., i Senza Fissa Dimora.

Non è la risoluzione del mistero, ma è un punto di partenza, una briciola di pane nel bosco che potrebbe servire a far trovare Pollicino.

L’intuizione di lasciare i recapiti a quel vigile affinché potesse chiamare in caso di novità, si rivela vincente: dopo pochi giorni Coutot-Roehrig viene contattata dagli agenti che, avendo visto Carmine in persona, avevano provveduto a consegnargli la comunicazione dell’inaspettata eredità.

Carmine non tarda a chiamare e a rendersi disponibile per incontrare i genealogisti, scoprendo così non solo del patrimonio che gli spettava di diritto, ma anche della morte del fratello di cui non era a conoscenza: sentimenti contrastanti ma comprensibili date le circostanze.

Nessuno in Coutot-Roehrig sa se Carmine oggi viva ancora da clochard, ma di certo gli auguri che non dimentica mai di inviare a Pasqua e a Natale sono un chiaro riconoscimento di ciò che l’inaspettata notizia ha lasciato nella sua vita.

Il fratello che non sapevano di avere

Scoprire di avere un fratello e di esserne addirittura gli eredi: questa è la situazione pirandelliana che ha permesso di ricostruire il passato di un uomo e di una donna e di recuperare, oltre che un patrimonio, i legami familiari recisi anzitempo.

Giorgio muore a Genova, senza aver mai conosciuto il padre e soprattutto i fratelli, dei quali ignorava probabilmente l’esistenza. Nato da una relazione della madre con un uomo sposato, Giorgio trascorre la propria vita ignaro di avere legami di sangue con coloro che successivamente erediteranno il suo patrimonio.

All’epoca i figli nati al di fuori del matrimonio non solo non erano visti di buon grado, ma non potevano essere conosciuti. La madre di Giorgio, per ovviare al problema, si affida a uno stratagemma. Appena prima di partorire torna in Emilia Romagna, nel suo paesino di origine, dove tutti la conoscono e dove può motivare con una banale scusa l’assenza del marito.

Così Giorgio non riceve il cognome della madre, cosa considerata inaccettabile e scandalosa, ma un cognome diverso, al di sopra di ogni vergogna, e si assicura una vita nel rispetto, ignaro di avere un padre diverso da quello che immagina.

La vita trascorre e il destino vuole che Giorgio non abbia diretti discendenti. Alla sua morte, la sua eredità si trova priva di beneficiari. Entrano così in azione i genealogisti di Coutot-Roehrig che iniziano a indagare arrivando, dopo tante ricerche, a Genova.

È qui infatti che vivono ancora i fratellastri, ovvero i figli legittimi del padre di Giorgio, che, totalmente ignari della doppia vita del genitore, alla notizia dell’esistenza di un fratello nato da madre diversa, rimangono piuttosto perplessi. Del resto scoprire che il proprio padre ha avuto una seconda famiglia è complesso e non facile da accettare.

Così si riannodano legami sconosciuti, sfaccettature nuove di vita ormai trascorsa, tanto da riguardare il passato con occhi diversi.

Questo è anche il lavoro degli esperti di Coutot-Roehrig: ricucire vecchi strappi, riagganciare famiglie sparse qua e là, oltre a informare dell’arrivo di un’eredità.

 

patrimonio milionario dallo zio d'oltralpe lasciato agli eredi italiani

Quel carissimo zio di Francia…

Un patrimonio milionario dallo zio d’oltralpe ai suoi eredi italiani.

L’immaginario comune identifica nello zio d’America il danaroso benefattore che, alla sua morte, lascia ingenti tesori a fortunati eredi.

Ma questa storia è leggermente diversa. Qui lo zio proviene dall’oltralpe, ha origine italiane, sparisce dall’Italia per una vita intera tanto da venire quasi dimenticato e, quando riappare, lo fa con un patrimonio milionario.

Adamo nasce nel 1902 nel podere Vecciaio, nelle campagne di Apecchio, piccolo centro a 80 km da Pesaro, ma si trasferisce in Francia negli anni ’20, come tanti emigranti italiani dell’epoca. Inizia a lavorare a Parigi come giardiniere al servizio di una nobildonna, presumibilmente una duchessa; quell’impiego apparentemente umile si rivela la sua fortuna: diventa ben presto il principale confidente della donna che lo introduce nei quartieri nobili della città.

Adamo in poco tempo fonda una propria impresa edile, compra appartamenti e incontra la bella Alma, che sposa.

Torna solo un paio di volte in Italia, con le sue auto di lusso nuove fiammanti, parlando quasi esclusivamente francese: così se lo ricorda il fratello Paolo.

Ma il 18 febbraio del 1967 quella fortuna cessa. Adamo a soli 65 anni muore a Livry-Gargan e lascia la sua ai suoi parenti italiani.

Alma, dopo la morte del marito, non solo rintraccia i parenti, ma si reca ad Apecchio per incontrarli e ospitarli al bar da Dodò.

«Preparatevi a costruire una casa nuova», così esordisce in quell’unica visita ai parenti del marito. Passano 30 anni, anni in cui la donna non li contatterà mai più. Nell’ottobre del 1966, Alma lascia il mondo terreno.

Ed è a questo punto della storia che entra in scena Coutot-Roehrig, ricostruendo la vicenda. I genealogisti recuperano i vari legami famigliari, assemblano l’asse ereditario a partire dall’albero genealogico di Adamo, ritrovandone i parenti.

Il zio di Francia Adamo aveva lasciato un patrimonio composto da beni immobili situati a Parigi: una villa del ’500 e 7 appartamenti, oltre un paio di aziende.

Dei parenti conosciuti da Alma rimanevano due sorelle, che alla notizia di essere le legittime eredi di un cospicuo patrimonio hanno ricordato la sua frase sibillina: «Preparatevi a costruire una casa nuova»…

 

 

La famosa zia Margherita

La famosa zia Margherita e il suo patrimonio senza eredi.

Nei racconti di sua madre di quando era bambino, la zia Margherita era spesso presente e forse il fatto di non averla mai incontrata di persona, ma di averne tanto sentito parlare, ha contribuito alla nascita di una figura misteriosa quanto affascinante.

Rosario, di mestiere broker, sapeva di lei che si era sposata con un uomo italo-svizzero, che viveva tra Roma e Firenze da cui faceva spesso la spola e che ad un certo punto era morta.

Ma nulla di più, non una foto, non un dettaglio sulla sua vita o sulla sua famiglia, solo una presenza costante nelle storie di sua madre.

Fino a quando un cugino di Napoli lo chiama per avvisarlo di una curiosa comunicazione da parte della Coutot-Roehrig: si trattava di una procedura aperta presso il Tribunale di Roma e relativa a una presunta eredità giacente proveniente da una cugina del nonno.

Rosario decide quindi di approfondire e scopre che quella cugina era proprio lei, la zia Margherita e che non avendo avuto figli lasciava un vasto patrimonio. 21 le persone che hanno potuto beneficiare di questa eredità, sparse tra l’Italia e l’Inghilterra, a Londra, tra cui lo stesso Rosario.

L’eredità, formata da due immobili e diversi diritti d’autore, è stata un regalo per ognuno dei discendenti, i quali hanno ricevuto qualche decina di migliaia di euro a testa. Soprattutto, però, ha smosso in Rosario la sopita curiosità nei confronti di questa zia mai conosciuta, il desiderio di approfondire la sua vita, di cui aveva sentito così tanto parlare da bambino.

E così Rosario scopre che la zia Margherita era un personaggio emblematico e carismatico e che famosa lo era davvero: Margherita Cattaneo, giornalista, scrittrice e sceneggiatrice.

Giornalista già nel 1923, probabilmente tra le poche donne in quel periodo, la sua mente brillante e poliedrica la portò a contatto con grandi personaggi della cultura degli anni 30, come ad esempio lo scrittore Ugo Oietti del quale divenne amica e lo scultore Libero Andreotti. Era anche una scrittrice: nel 1935 pubblicò il suo primo romanzo Io nel mezzo, che ottenne il Premio Viareggio. Successivamente fu direttrice responsabile dell’Almanacco della Donna Italiana, un’importante rivista femminile nata negli anni 20. Grazie a lei la rivista vide l’intervento di scrittori e artisti di fama internazionale.

La sua carriera continuò in televisione. Per la RAI scrisse con il regista Umberto Benedetti l’originale televisivo Bandiera Nera e Circuito chiuso della serie Nero Wolfe.

Che personaggio zia Margherita!

Finalmente Rosario aveva chiuso il cerchio su quelli che erano vaghi ricordi ma che avevano suscitato sempre in lui grande fascino.

L’intervento e le ricerche della Coutot-Roehrig hanno permesso ad una delle tante eredità giacenti di essere consegnata ai legittimi eredi evitando che venisse devoluta allo Stato, ma soprattutto, ha svelato il mistero sull’identità della zia Margherita, facendo ritrovare a Rosario un prezioso anello mancante della sua famiglia.