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patrimonio milionario dallo zio d'oltralpe lasciato agli eredi italiani

Quel carissimo zio di Francia…

Un patrimonio milionario dallo zio d’oltralpe ai suoi eredi italiani.

L’immaginario comune identifica nello zio d’America il danaroso benefattore che, alla sua morte, lascia ingenti tesori a fortunati eredi.

Ma questa storia è leggermente diversa. Qui lo zio proviene dall’oltralpe, ha origine italiane, sparisce dall’Italia per una vita intera tanto da venire quasi dimenticato e, quando riappare, lo fa con un patrimonio milionario.

Adamo nasce nel 1902 nel podere Vecciaio, nelle campagne di Apecchio, piccolo centro a 80 km da Pesaro, ma si trasferisce in Francia negli anni ’20, come tanti emigranti italiani dell’epoca. Inizia a lavorare a Parigi come giardiniere al servizio di una nobildonna, presumibilmente una duchessa; quell’impiego apparentemente umile si rivela la sua fortuna: diventa ben presto il principale confidente della donna che lo introduce nei quartieri nobili della città.

Adamo in poco tempo fonda una propria impresa edile, compra appartamenti e incontra la bella Alma, che sposa.

Torna solo un paio di volte in Italia, con le sue auto di lusso nuove fiammanti, parlando quasi esclusivamente francese: così se lo ricorda il fratello Paolo.

Ma il 18 febbraio del 1967 quella fortuna cessa. Adamo a soli 65 anni muore a Livry-Gargan e lascia la sua ai suoi parenti italiani.

Alma, dopo la morte del marito, non solo rintraccia i parenti, ma si reca ad Apecchio per incontrarli e ospitarli al bar da Dodò.

«Preparatevi a costruire una casa nuova», così esordisce in quell’unica visita ai parenti del marito. Passano 30 anni, anni in cui la donna non li contatterà mai più. Nell’ottobre del 1966, Alma lascia il mondo terreno.

Ed è a questo punto della storia che entra in scena Coutot-Roehrig, ricostruendo la vicenda. I genealogisti recuperano i vari legami famigliari, assemblano l’asse ereditario a partire dall’albero genealogico di Adamo, ritrovandone i parenti.

Il zio di Francia Adamo aveva lasciato un patrimonio composto da beni immobili situati a Parigi: una villa del ’500 e 7 appartamenti, oltre un paio di aziende.

Dei parenti conosciuti da Alma rimanevano due sorelle, che alla notizia di essere le legittime eredi di un cospicuo patrimonio hanno ricordato la sua frase sibillina: «Preparatevi a costruire una casa nuova»…

 

 

La famosa zia Margherita

La famosa zia Margherita e il suo patrimonio senza eredi.

Nei racconti di sua madre di quando era bambino, la zia Margherita era spesso presente e forse il fatto di non averla mai incontrata di persona, ma di averne tanto sentito parlare, ha contribuito alla nascita di una figura misteriosa quanto affascinante.

Rosario, di mestiere broker, sapeva di lei che si era sposata con un uomo italo-svizzero, che viveva tra Roma e Firenze da cui faceva spesso la spola e che ad un certo punto era morta.

Ma nulla di più, non una foto, non un dettaglio sulla sua vita o sulla sua famiglia, solo una presenza costante nelle storie di sua madre.

Fino a quando un cugino di Napoli lo chiama per avvisarlo di una curiosa comunicazione da parte della Coutot-Roehrig: si trattava di una procedura aperta presso il Tribunale di Roma e relativa a una presunta eredità giacente proveniente da una cugina del nonno.

Rosario decide quindi di approfondire e scopre che quella cugina era proprio lei, la zia Margherita e che non avendo avuto figli lasciava un vasto patrimonio. 21 le persone che hanno potuto beneficiare di questa eredità, sparse tra l’Italia e l’Inghilterra, a Londra, tra cui lo stesso Rosario.

L’eredità, formata da due immobili e diversi diritti d’autore, è stata un regalo per ognuno dei discendenti, i quali hanno ricevuto qualche decina di migliaia di euro a testa. Soprattutto, però, ha smosso in Rosario la sopita curiosità nei confronti di questa zia mai conosciuta, il desiderio di approfondire la sua vita, di cui aveva sentito così tanto parlare da bambino.

E così Rosario scopre che la zia Margherita era un personaggio emblematico e carismatico e che famosa lo era davvero: Margherita Cattaneo, giornalista, scrittrice e sceneggiatrice.

Giornalista già nel 1923, probabilmente tra le poche donne in quel periodo, la sua mente brillante e poliedrica la portò a contatto con grandi personaggi della cultura degli anni 30, come ad esempio lo scrittore Ugo Oietti del quale divenne amica e lo scultore Libero Andreotti. Era anche una scrittrice: nel 1935 pubblicò il suo primo romanzo Io nel mezzo, che ottenne il Premio Viareggio. Successivamente fu direttrice responsabile dell’Almanacco della Donna Italiana, un’importante rivista femminile nata negli anni 20. Grazie a lei la rivista vide l’intervento di scrittori e artisti di fama internazionale.

La sua carriera continuò in televisione. Per la RAI scrisse con il regista Umberto Benedetti l’originale televisivo Bandiera Nera e Circuito chiuso della serie Nero Wolfe.

Che personaggio zia Margherita!

Finalmente Rosario aveva chiuso il cerchio su quelli che erano vaghi ricordi ma che avevano suscitato sempre in lui grande fascino.

L’intervento e le ricerche della Coutot-Roehrig hanno permesso ad una delle tante eredità giacenti di essere consegnata ai legittimi eredi evitando che venisse devoluta allo Stato, ma soprattutto, ha svelato il mistero sull’identità della zia Margherita, facendo ritrovare a Rosario un prezioso anello mancante della sua famiglia.

 

Un'eredità senza eredi permette di aiutare il figlio invalido

La speranza per il figlio invalido arriva dall’eredità di una sconosciuta

Un’eredità senza eredi gli permette di aiutare il figlio invalido

Ci hanno messo quasi 100 anni le loro vite ad incontrarsi…

Eufrasia è una signora napoletana, sposata ad un alto ufficiale dell’Aeronautica militare. Rimasta vedova vive la sua vita in solitudine. Non ha figli e muore sola, lasciando un ingente patrimonio senza eredi. 3 milioni di euro: un’eredità enorme accumulata negli anni, che ora rimane ferma.

Esiste poi un signore, che abita a Treviso e che, alla morte della signora Eufrasia, non solo è ancora vivo a dispetto dei suoi 95 anni, ma accudisce un figlio invalido. Una vita fatta di tante difficoltà, anche economiche, non da meno, a quasi 100 anni si fa avanti l’incertezza del futuro: la paura che Il proprio figlio possa avere un domani incerto.

Un giorno, però, succede qualcosa di imprevedibile e talmente incredibile da essere scambiata, di primo acchito, per uno scherzo o addirittura una truffa. Una signora dal delicato accento francese bussa alla porta del signore trevigiano, per annunciargli che ci sono 980mila euro che lo aspettano. È la direttrice della Coutot-Roehrig e, nonostante sia avvezza a dare notizie di questo tipo a persone totalmente ignare, ancora non si è abituata alla meraviglia che suscita la sua visita: del resto, come può reagire un 95enne a un annuncio così strabiliante?

Truffa?  Scherzo?  Errore? I pensieri sono molti perché davvero sembra troppo bello che una tale cifra arrivi all’improvviso. No, è tutto vero e lui si scopre erede legittimo di Eufrasia.

Per quattro anni i genealogisti della Coutot-Roehrig hanno scartabellato fra archivi comunali e parrocchiali, facendo indagini nei vari paesi di nascita dei defunti parenti della signora Eufrasia, arrivando finalmente al 95enne di Treviso. Italia, Svizzera, Inghilterra, così lontani tra di loro sono finiti gli eredi della signora Eufrasia.

Ma lui, che ha 95 anni è il parente più prossimo ed ora grazie a quest’eredità potrà assicurare a suo figlio così sfortunato, tutte quelle cure e le assistenze necessarie per potergli garantire un futuro sereno.

Una mamma ritrovata
La storia dell’eredità di Alice

Alice avrebbe forse preferito altro per sé, che un patrimonio consistente in eredità, dopo una vita ad aspettare una mamma sparita nel nulla, ma così il destino ha disposto, quasi a tentare di ripagare tutti quegli anni vissuti in un ricordo che via via andava sbiadendo.

Ed è dai cassetti dei ricordi che Alice ripercorre quel poco di passato che la lega alla madre Maddalena, una giovane donna non sposata, che si guadagna da vivere facendo la parrucchiera, e che non appena scopre di essere incinta viene allontanata dalla sua famiglia.

Siamo a Torino, in epoca postbellica, un periodo in cui mettere al mondo un figlio al di fuori della sacralità del matrimonio rappresenta una grave onta. Per questo che Alice, quando nasce, viene affidata alle cure della famiglia di Graziella, una fidata amica di Maddalena, presente anche al momento del parto.

Quel fagotto di poche ore di vita, avvolto in una coperta, viene portato in gran segreto tra le mura di una famiglia regolare che abita a Porta Nuova, Torino, dove non avrebbe potuto destare grossi sospetti. La vera madre, Maddalena, per 8 anni la va a trovare, cerca di seguire la sua crescita, illudendosi, forse, che così facendo avrebbe mantenuto quell’invisibile cordone ombelicale che la lega a lei.

Alice di queste visite ha vaghi ricordi, gli incontri sono veloci, è come se avesse due mamme, ma solo una, quella acquisita, è colei che la accudisce veramente. Mamma Maddalena, alla fine, è una figura che in più di un’occasione sembra appartenere alla sua fantasia.

Alice cresce, passano gli anni, ne passano per la precisione 8 e arriva il giorno della sua prima comunione, un evento in cui la mamma Maddalena, regalandole una sua foto, le rivela che sarebbe dovuta andar via da Torino per cercare lavoro, ma che sarebbe comunque tornata a riprenderla.

Alice da quel momento aspetta, come solo i bambini sanno aspettare, con pazienza, sofferenza e sognando che prima o poi quel giorno arrivi, perché nonostante l’affetto della famiglia adottiva, lei è la sua mamma che vuole. Passerà i giorni rigirando tra le dita quella foto, non sapendo ancora che per molti anni sarà l’unica cosa che le rimarrà di lei.

Quando viene mandata in colonia in Liguria, Alice viene raggiunta a sorpresa dalla madre per una fugace visita, ma poi, dopo quel giorno, non la incontrerà mai più e continuerà a osservare quella foto molte e molte volte ancora, augurandosi che quel bel volto incorniciato dai capelli scuri e dallo sguardo triste, faccia ancora capolino nella sua vita.

La bambina speranzosa si trasforma in una giovane adulta, si diploma in ragioneria, fa nuove amicizie, ma non smette di sperare, non dimentica la sua vera madre, quella che le aveva promesso di andarsela a riprendere. Cerca di avvicinare il nonno Ettore, il padre di Maddalena, per avere informazioni: ma lui, che viveva nel Canavese, di quella figlia degenere, che aveva partorito fuori dal matrimonio e che aveva disonorato tutta la famiglia, non ne voleva sapere più nulla.

E qui si interrompono per sempre le possibilità di risalire a lei.

Alice conduce la propria vita, si sposa, si separa, poi si innamora di nuovo, ma di figli non ne mette al mondo, quasi che quell’abbandono l’abbia segnata così in profondità da non volersi nemmeno ritrovare dall’altra parte della situazione. Ad un certo punto, come dice lei, si mette il cuore in pace, non pensa più al passato, guarda avanti.

Troppo dolore, troppa attesa e troppa paura di scoprire cose della vita della madre che avrebbero potuto ferirla profondamente.

Ed è proprio quando pensa di aver raggiunto la rassegnazione, all’età di 60 anni e ormai in pensione, che qualcuno bussa alla sua porta e riapre quei cassetti che con fatica aveva chiuso: è la Coutot-Roehrig e le viene annunciato che è la beneficiaria del patrimonio lasciato da Maddalena Pocchiola, la sua mamma naturale.

Subito Alice pensa a uno scherzo, poi di fronte ai documenti e ai fatti si arrende: sua madre era tornata, a suo modo, a riprenderla.

Sì, perché di quel patrimonio consistente in eredità,  un appartamento ad Albisola, due garage, due piccoli appezzamenti di terreno, e un deposito di 300.000 euro, in realtà ne avrebbe forse fatto anche a meno, se avesse potuto cambiarlo con una vita trascorsa vicino alla madre.

Ma è proprio in quella eredità che Alice cercherà di ritrovarne le tracce, di ripercorrerne la vita e di trovare, forse, le risposte di quell’abbandono.

Di Maddalena è riuscita a sapere, grazie alle ricerche dei genealogisti di Coutot-Roehrig, che si era sposata, che non aveva avuto altri figli al di fuori di lei, e che nel 2003 era rimasta vedova, vivendo gli ultimi anni della sua vita in solitudine e senza lasciare alcun testamento.

Proprio da quel particolare e visto il patrimonio apparentemente senza eredi, il Tribunale ha incaricato la società francese di effettuare le ricerche, arrivando così fino ad Alice.

Ora tocca a lei cercare di ricostruire il passato, di trovare risposte, e di scoprire magari, tra vecchi documenti, una sua foto da bimba, che le possa rivelare che in fondo, anche lontana, la sua mamma non l’ha mai dimenticata.

 

 

Elizabeth S.
storia di una eredità a sorpresa

Era il 2006 quando Coutot-Roehrig bussa alla porta di due fratelli inglesi della middle class, per informarli che la signora Elizabeth S., anziana deceduta a Torino nel 2003, era una loro lontana zia e loro gli eredi inconsapevoli.

Comincia così questa storia: da un vecchio appartamento di Torino dove George e Roy si trovano, tra libri antichi e oggetti impolverati, a vivere, attraverso vecchie fotografie e cartoline, la vita di una zia mai conosciuta, per ritrovare radici lontane che nemmeno sapevano di avere. Sorella della nonna, una nonna mai incontrata e morta giovanissima, Elizabeth non ha avuto una vita semplice. Austria, Svizzera e infine Italia, sono solo alcune delle tappe che ha toccato per scampare all’orrore nazista. Ogni volta un’ Elizabeth diversa. Già, perché la sopravvivenza ha un caro prezzo, il prezzo della propria identità. Quasi impossibile, quindi, trovare gli eredi del suo patrimonio: un milione di euro depositati su un conto corrente tedesco e due case, una a Torino e una a Rapallo, del valore stimato di circa 600 mila di euro.

Lascito che rischia di sparire nel nulla, fino all’arrivo di Coutot-Roehrig.

Ma occorre fare qualche passo indietro per comprendere appieno l’architettura di un lieto fine come questo, perché le eredità e gli eredi non sempre si incontrano subito.

Elizabeth nasce a Vienna da una famiglia ebraica e come tanti ebrei, purtroppo, sarà costretta a scappare per vivere. Durante la guerra percorre mezza Europa per sfuggire ai campi di concentramento nazisti e ai lager dove perde tutta la sua famiglia. Proprio questa fuga rocambolesca, unitamente ai numerosi cambi di identità e alla mancanza di famigliari, devono aver scombinato così tanto le carte da aver reso impossibile, almeno in un primo momento, risalire al suo albero genealogico.

Per molti anni Elizabeth è un fantasma, ha fatto perdere le sue tracce. Senza più punti di riferimento se non se stessa, ha affrontato una delle sfide più dure che la vita le aveva presentato, unica testimone della sua famiglia di quell’orrore che l’aveva sterminata. Poi la guerra finisce ed Elizabeth torna a vivere libera, finalmente padrona del suo futuro. Conosce l’amore, si sposa due volte, ma non conoscerà mai, purtroppo, la gioia di diventare mamma.

Faceva la traduttrice Elizabeth ed è proprio il suo lavoro che l’ha portata a Torino, ultima tappa del suo lungo viaggio.

Una vita quasi da romanzo che non trova pace nemmeno dopo la morte. Apparentemente senza eredi a causa della sua identità fumosa, Elizabeth e il suo patrimonio diventano preda di criminali che, una volta scoperto il valore dell’eredità, mettono in atto stratagemmi e trucchi per impossessarsene.

Coutot-Roehrig, venuta a conoscenza della sua storia e del patrimonio riesce a smascherare le intenzioni dei malfattori che sostenevano, che la donna volesse lasciare la sua eredità ad un’associazione cattolica, dettaglio curioso data la sua origine ebraica.

Così inizia la ricerca dei legittimi eredi.

Un viaggio tra vecchi archivi, a ritroso nel tempo e nelle vicissitudini della signora Elizabeth, quasi a ricucire insieme di nuovo quel drammatico percorso. Una ricerca non facile, perché quella donna in fuga era stata davvero molto abile a diventare ogni volta un’altra donna, e un’altra ancora, tanto da riuscire alla fine a salvarsi dalla mano nazista. Incartamenti, atti di matrimonio, atti di nascita, piste da seguire che hanno portato i genealogisti di Coutot-Roehrig in giro per il mondo, di volta in volta in città diverse, in continenti diversi, con altri archivi da esaminare, altri nomi da cercare, per comporre, proprio come una sinfonia su un pentagramma, l’albero genealogico di Elizabeth.

Dopo 3 anni di lunghe e complesse indagini, eccoli alla porta dei due ignari fratelli inglesi, ai quali, non senza emozione, viene dato l’incredibile annuncio: a loro spetta di diritto l’ingente patrimonio, ma non solo, finalmente possono ricucire a loro volta una trama famigliare oscura.

George e Roy, nutrivano da tempo il desiderio di ricostruire il loro albero genealogico, invano avevano tentato di addentrarsi nel loro passato, trovandosi sempre davanti a un vuoto. In quel vuoto c’era proprio lei, Elizabeth, con la sua incredibile vicenda, il suo trascorso da fuggitiva, e le sue tante identità.

E così, proprio come lei, la storia e gli averi della signora Elizabeth, apparentemente destinati a sparire nell’oblio, hanno fatto un giro lunghissimo attraverso gli anni e il mondo, per tornare, finalmente e definitivamente, in famiglia.